Nelle nostre esplorazioni urbane per Milano con lo YouTuber Chris e Kim, volontario AISM, abbiamo imparato una lezione fondamentale: un luogo accessibile non è una concessione fatta a una minoranza, ma uno spazio decisamente più comodo e vivibile per tutti.
La web serie “Pensieri Inclusivi”, ideata insieme ad AISM e ai creativi di Cult Pop per ribaltare i classici blocchi mentali in energia positiva, ci ha insegnato a guardare sempre oltre l’ostacolo. Ma cosa succede quando la barriera da superare non è fisica, come un gradino o una porta stretta, bensì invisibile e legata alla fruizione stessa della cultura?
Per capirlo, abbiamo fatto tappa alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. I suoi spazi sono stati recentemente mappati dai volontari di Easy Go Out, il progetto targato AGN ENERGIA e AISM in cui i volontari verificano l’accessibilità reale dei luoghi di aggregazione italiani.
Abbiamo parlato con Marina Zetti, funzionaria bibliotecaria dell’istituzione, per scoprire come la tutela della storia e l’inclusione possano viaggiare sullo stesso binario.
Il valore di una mappa “vissuta”
Avere una mappa dell’accessibilità validata direttamente dai cittadini e certificata da un’associazione esperta come AISM, ha spiegato Marina Zetti, rappresenta un traguardo che va ben oltre la semplice rilevazione tecnica. Si tratta di uno strumento vivo, pratico e, soprattutto, affidabile: “Migliora l’esperienza di tutti gli utenti, non solo delle persone con difficoltà motorie permanenti, ma anche quella di utenti che si trovano ad avere difficoltà motorie temporanee per diversi motivi. Per uno spazio pubblico, come una biblioteca, avere una mappa dell’accessibilità dimostra attenzione verso gli utenti e la volontà di migliorarne continuamente l’accoglienza.”
L’equilibrio tra storia e innovazione
Rendere un edificio di immenso pregio storico adatto alle esigenze di mobilità del 2026 è una vera e propria sfida. “I palazzi d’epoca – aggiunge – non possono essere modificati liberamente: ogni singolo intervento deve rispettare vincoli architettonici severi e indicazioni precise”.
La sfida quotidiana della Braidense è proprio questa: trovare il giusto compromesso tra la tutela del patrimonio e tipologie di intervento sostenibili sia dal punto di vista architettonico sia finanziario. L’inserimento di rampe o ascensori, ad esempio, richiede soluzioni che rispettino l’estetica dell’edificio: per questo sono necessari speciali (e costosi) accorgimenti frutto di un continuo confronto tra diverse figure professionali. Ecco perché quando si fa riferimento a un edificio storico anche il tema dei finanziamenti diventa primario.
Oltre lo spazio: l’accessibilità culturale
L’inclusione reale non si ferma certo sulla soglia. Entrare in biblioteca è solo il primo passo; il vero obiettivo è poter accedere ai contenuti che essa custodisce. Il primo grande traguardo, da questo punto di vista, è stato la digitalizzazione: la produzione di file leggibili online ha permesso a studiosi e cittadini di sfogliare opere antiche e rare senza rischiare di danneggiarle.
Oggi la Braidense aderisce a due importanti progetti per rendere il sapere a portata di clic: da un lato troviamo Manzoni Online, un portale interamente dedicato agli scritti e alla biblioteca di Alessandro Manzoni, che offre la riproduzione digitale di manoscritti, lettere e opere postillate dall’autore; dall’altro lato c’è Internet Culturale, una piattaforma che raccoglie cataloghi e collezioni digitali di numerose biblioteche italiane, rendendo fruibili a distanza i preziosi materiali della Braidense.
Tuttavia, la biblioteca non vuole limitarsi agli schermi. Attraverso mostre temporanee, il patrimonio meno noto viene reso fruibile a una platea eterogenea. L’obiettivo per i prossimi mesi è ancora più ambizioso: collaborare con le associazioni per realizzare descrizioni accessibili, in modo che chiunque, comprese le persone con difficoltà visive o cognitive, possa orientarsi tra i materiali, ampliando i percorsi narrativi e didattici.
La biblioteca del futuro
La Braidense si definisce un’istituzione “viva”: non si limita a conservare, ma raccoglie, dialoga e accoglie.
Guardando al futuro, la visione di Marina Zetti si allinea perfettamente allo spirito della nostra iniziativa: l’inclusione sociale non deve più essere percepita come un progetto speciale, ma come una condizione naturale del funzionamento di ogni struttura.
Questo significa creare spazi fisici accoglienti, sviluppare piattaforme digitali che azzerino le distanze e promuovere programmi educativi capaci di avvicinare generazioni e culture diverse. “La biblioteca del domani non sarà solo un luogo di lettura, ma un ambiente inclusivo in cui ciascuno potrà trovare gli strumenti giusti per crescere, esprimersi e sentirsi, finalmente, parte di una comunità senza barriere”.