Oltre il “nonostante”

Oltre il “nonostante”

La persona al centro, non il limite.

La prima barriera da superare è una concezione errata di disabilità. Spesso siamo portati ad associarla a poche immagini simboliche, come la carrozzina, dimenticando che esistono tante specificità diverse, dalle disabilità sensoriali alle condizioni del neurosviluppo. Il primo passo per un linguaggio davvero inclusivo è, però, cambiare del tutto prospettiva imparando a guardare la persona prima del suo stato di salute.
In questo percorso di consapevolezza che si è rafforzato negli ultimi anni, l’evoluzione normativa ci è venuta in aiuto. Il recente D.Lgs. 62/2024 ha segnato uno spartiacque importante anzitutto fissando una definizione di disabilità che prende in considerazione l’interazione con il contesto in cui le persone vivono. Viene definita disabilità una «duratura compromissione fisica, mentale, intellettiva, del neurosviluppo o sensoriale [della persona] che, in interazione con barriere di diversa natura, può ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri». Questo decreto ha lasciato un’impronta profonda nel linguaggio istituzionale, promuovendo anche l’uso dell’espressione ‘persona con disabilità’ anzichè della parola “handicap”. Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di una vera e propria regola d’oro per il nostro modo di esprimerci quotidianamente: le vecchie diciture come “portatore di handicap”, “diversamente abile” o il generico “il disabile” devono lasciare definitivamente il posto a “persona con disabilità”. Scegliendo questa formula, l’accento si sposta finalmente sulla persona nella sua interezza e dignità, smettendo di identificarla esclusivamente con il suo limite.

Dalla “gravità” alla “necessità di sostegno”

Un altro cambiamento epocale, guidato sempre dalla recente normativa, riguarda l’abbandono del concetto di “gravità” in favore della valutazione della “necessità di sostegno”.
Anche in questo caso, non è un semplice giro di parole, ma un profondo cambio di mentalità. Il focus passa da “cosa ti manca” a “di quale tipo di supporto hai bisogno per esprimere il tuo potenziale”. Pensare in termini di sostegno significa smettere di concentrarsi sui muri e iniziare a costruire ponti, trovando le soluzioni pratiche per permettere a ognuno di percorrere la propria strada.

La trappola del “supereroe” e l’abuso del “nonostante”

Quando parliamo di disabilità, però, capita spesso di passare da un atteggiamento pietistico all’estremo opposto: quello che viene definito inspirational porn. Si tratta della tendenza a enfatizzare la condizione di disabilità di una persona per trasformare le sue azioni più quotidiane in imprese eccezionali, definendola a tutti i costi un “supereroe” con il solo scopo di ispirare o rassicurare gli altri.
Un’altra abitudine molto insidiosa, strettamente collegata a questa visione distorta, è l’abuso della parola “nonostante”. Quante volte leggiamo sui giornali titoli come “Si è laureata nonostante la disabilità”? L’uso di questo avverbio sminuisce immediatamente l’impegno e lo sforzo messi in campo, facendo passare il messaggio implicito che chi vive una condizione di disabilità non sia, di base, destinato ad avere successo nella vita. Come ci suggerisce Elena Pignatelli, di fronte a certe narrazioni dovremmo usare una lente critica e chiederci sempre: “Se questa persona non avesse avuto una disabilità, questa storia mi sarebbe sembrata altrettanto straordinaria?”. Spesso la risposta è no, perché laurearsi, lavorare, fare sport o fondare un’azienda sono attività normali e aspirazioni legittime per chiunque, non atti eroici o miracoli inaspettati.

Tra pietismo e finti eroi: il diritto alla normalità

Il rischio, insomma, è quello di oscillare continuamente tra due estremi che, seppur opposti, sono altrettanto dannosi. Da un lato c’è il pietismo, un atteggiamento figlio del passato che ci porta a guardare alla disabilità con eccessiva compassione, partendo dal presupposto implicito che la persona non possa avere una vita piena, autonoma o felice. Dall’altro lato, come abbiamo visto, c’è la narrazione tossica dell’eroe a tutti i costi.
Frasi come “Se ce la fa lui con i suoi problemi, tu non hai scuse” racchiudono esattamente questo cortocircuito: sono messaggi che sminuiscono tutti. Creano un confronto ingiusto per chi ascolta e, soprattutto, generano la falsa aspettativa che una persona con disabilità, per essere accettata e validata dalla società, debba per forza compiere imprese eccezionali. L’inclusione, invece, inizia quando smettiamo di cercare supereroi o vittime da compatire, e cominciamo semplicemente a riconoscere e rispettare il diritto di ognuno a una vita piena e autodeterminata.

E tu, quali parole usi ogni giorno?

Iniziare a farci caso è il primo passo per “pensare inclusivo” come suggerisce la nostra web serie. Nel prossimo articolo passeremo dalle parole ai fatti: esploreremo i gesti quotidiani e i comportamenti involontari che possiamo migliorare subito per creare relazioni più autentiche e accoglienti.

La Città dell'Energia

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La nostra Città 3D è organizzata in sette quartieri ispirati a uno stile di vita intelligente, grazie al perfetto connubio tra natura e tecnologia, tra ambiente e innovazione. Avventurati alla scoperta della nostra metropoli e scoprirai come i parchi urbani si alternano ai parchi fotovoltaici e come i palazzi urbani si integrano al panorama di mare e colline. Sarebbe bello vivere in una città così, non è vero? Non ci resta che portare un po’ di questa magia nella realtà dei posti in cui viviamo: diamoci da fare!