La natura oltre l’asfalto

La natura oltre l’asfalto

C’è chi cammina guardando lo smartphone e chi non può fare a meno di fissare quel ciuffo d’erba che spacca il marciapiede. È una questione di sguardo. Spesso pensiamo alla città come al “nemico” della natura, un deserto di cemento dove il verde è solo un ospite temporaneo o un arredo urbano messo lì per farci sentire meno in colpa. Ma se la verità fosse più complessa? Se il confine tra “composto” e “selvaggio” fosse solo una nostra invenzione?

Marcovaldo: l’ostinata ricerca del “puro”
Nessuno ha raccontato il contrasto tra asfalto e natura meglio di Italo Calvino. Il suo Marcovaldo è l’eroe di chiunque si senta fuori posto in una metropoli industriale. Lui non vede i semafori o le insegne luminose; il suo occhio è programmato per scovare la vita nelle pieghe della città.
Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per quanto studiati per colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto.
Dall’episodio dei funghi che spuntano alla fermata del tram fino alla ricerca di un fiume non inquinato, Marcovaldo insegue un’idea di natura “selvaggia” che però in città si rivela spesso un’illusione o, peggio, un pericolo. La sua è una lotta poetica per non farsi anestetizzare dal grigio, cercando disperatamente un pezzo di bosco dentro una scatola di cemento.

Annalisa Metta: non chiamatelo giardino
Se Marcovaldo cerca la natura come fuga, Annalisa Metta nel suo Il paesaggio è un mostro ci invita a cambiare totalmente prospettiva. Il paesaggio non è una cartolina ordinata da ammirare, ma un “mostro” nel senso latino del termine: qualcosa di prodigioso, che spaventa e affascina perché sfugge al nostro controllo.
Metta ci sfida a smettere di voler “addomesticare” la natura a tutti i costi. In questa prospettiva una città davvero verde non è quella con le aiuole rasate e i prati all’inglese, ma quella che accetta l’imprevedibilità del vivente.
Il paesaggio non è una cosa, è un evento. […] Il paesaggio è un mostro: perché è un prodigio, perché è un processo.
La sua narrazione è anzitutto un invito a smettere di considerare il paesaggio come un “ornamento” e iniziare a vederlo come un organismo dinamico, a volte disordinato, ma terribilmente vitale.

Abitare il domani
Questa sfida tra l’ordine e il selvaggio ci appassiona anche qui nella nostra Città dell’Energia. Ecco perché abbiamo deciso di esplorarla nella rubrica Fuoripagina, con i consigli di lettura tratti dall’Ecobiblioteca del Festivaletteratura di Mantova.
E voi, da che parte state? Preferite la rassicurante bellezza di un parco ben curato o il brivido di una città che lascia spazio all’erba ribelle?
In ogni caso, che siate sognatori come Marcovaldo o tenaci come Annalisa Metta, l’importante è non smettere di guardare tra le crepe dell’asfalto.

Fuoripagina torna a giugno con un nuovo capitolo da leggere insieme. Intanto diteci la vostra sui nostri canali social: giardini o mostri?

La Città dell'Energia

La Città dell'Energia

La nostra Città 3D è organizzata in sette quartieri ispirati a uno stile di vita intelligente, grazie al perfetto connubio tra natura e tecnologia, tra ambiente e innovazione. Avventurati alla scoperta della nostra metropoli e scoprirai come i parchi urbani si alternano ai parchi fotovoltaici e come i palazzi urbani si integrano al panorama di mare e colline. Sarebbe bello vivere in una città così, non è vero? Non ci resta che portare un po’ di questa magia nella realtà dei posti in cui viviamo: diamoci da fare!