Inclusione non è

Inclusione non è "fare spazio": è cambiare il progetto.

Inclusione è una parola che oggi troviamo ovunque, ma il rischio è di trattarla come un bollino di qualità:  attraente ma un po’ vuoto. Se vogliamo che una città — che sia fatta di mattoni o di pixel come la nostra — funzioni davvero per tutti, dobbiamo fare un piccolo sforzo e smettere di confondere due concetti che sembrano intercambiabili ma vivono in mondi diversi: l’integrazione e l’inclusione.

Integrazione e inclusione: le differenze
L’integrazione è un ottimo punto di partenza ed è un termine che ci sta a cuore perché rappresenta quel primo, fondamentale momento dell’accoglienza. È come quando organizzi una festa a casa tua e decidi di invitare anche quel vicino che di solito non viene mai: gli apri la porta, gli fai un gran sorriso e lo fai entrare. È un gesto bellissimo, ma la musica è quella che hai scelto tu, i mobili sono messi come piacciono a te e se lui non sa dove sedersi… beh, è lui che deve adattarsi. Ecco, l’integrazione è questo: dare il benvenuto in un mondo già pronto. 

L’inclusione, invece, è lo step successivo, quello dei “pro”. Significa organizzare la festa insieme, chiedendosi prima di mandare gli inviti: “Cosa serve perché tutti possano ballare?”. In questo modo la stanza non rimane la stessa facendo solo un po’ di posto in un angolo; cambia proprio la forma della stanza perché appartenga a tutti fin dal primo istante.

Il coraggio della diversità
E qui viene il bello: per cambiare il progetto bisogna avere il coraggio di ammettere che non siamo tutti uguali, ma anzi che siamo tutti diversi. La diversità non è un “problema da gestire”, ma un’informazione preziosa che ci spinge a inventare soluzioni che altrimenti non avremmo mai immaginato. Se so che i cittadini sono persone con esigenze diverse, non costruirò una città “standard”, ma una città intelligente che sa rispondere a tutti.

Parole come mattoni
Se la città fisica è l’hardware, le parole sono un po’ come il software: se questo è pieno di bug e usa termini che vedono la diversità come un intoppo, l’hardware — cioè le case, i musei, i marciapiedi — usciranno con barriere e gradini. Se invece iniziamo a usare parole che mettono al centro l’autonomia delle persone, quel pensiero si trasformerà in una rampa fatta bene o in un sito web facile da navigare. Un linguaggio che funziona è la prima “opera pubblica” da collaudare, perché è il binario su cui corre la libertà di muoversi di tutti.

Accessibilità: un valore per tutti
Dopotutto, rendere un luogo accessibile non è una concessione che facciamo a una minoranza, ma un upgrade per la vita di chiunque. Un marciapiede ben tenuto e senza ostacoli è una salvezza per chi è in sedia a rotelle, ma è una manna dal cielo anche per chi spinge un passeggino o trascina un trolley pesante. Un testo semplice e chiaro aiuta chi ha difficoltà, ma fa felice chiunque abbia fretta e voglia capire subito le cose. Progettare per la diversità significa, quindi, progettare un mondo più comodo per tutti.

Nella nostra Città dell’Energia non abbiamo intenzione di passare il tempo a fare i vigili urbani che fischiano davanti alle barriere. Preferiamo cambiare prospettiva e andare a caccia delle opportunità che una città più aperta può offrirci. Una città accessibile è una città più vivace, dove circolano più idee e dove nascono più occasioni per tutti. È un futuro tutto da abitare, dove la diversità è la marcia in più di tutta la squadra.

La Città dell'Energia

La Città dell'Energia

La nostra Città 3D è organizzata in sette quartieri ispirati a uno stile di vita intelligente, grazie al perfetto connubio tra natura e tecnologia, tra ambiente e innovazione. Avventurati alla scoperta della nostra metropoli e scoprirai come i parchi urbani si alternano ai parchi fotovoltaici e come i palazzi urbani si integrano al panorama di mare e colline. Sarebbe bello vivere in una città così, non è vero? Non ci resta che portare un po’ di questa magia nella realtà dei posti in cui viviamo: diamoci da fare!